Il sogno | Francesca Marchesi


Il sogno

di Francesca Marchesi

 

Ispirato alla figura di Claudia Procula nell’opera Ecce homo di Antonio Ciseri

 

 

“Mia signora, mia signora…” urlò angosciata l’ancella Cloe “Cosa succede? Non posso vederla così…”

Con un soffio di voce ansimante, coricata sul triclinio, Claudia rispose: “Io non so. Le mie membra piangono dolore, ogni fibra si è arresa alla sua presenza. Non posso sentire altro che infinita spossatezza; le mie forze sono state risucchiate da una presenza divina, assorbite da occhi umani che sono penetrati nel mio corpo con un’intensità che non mi ha lasciato scampo. Mi sono arresa, prostrata, ogni singolo muscolo si è inchinato, si è annichilito davanti a quella forza dal potere arcaico”.

“Non capisco. Tremo. Riposava prima, ora cosa le è successo, mia signora? Il suo corpo trasuda, il suo sguardo è lontano, le sue labbra tremano, così bianche. È forse la congiura di qualche nemico? La nostalgia per Roma l’ha rapita?”

“No, Cloe… cercavo un riposo confortante prima della pubblica seduta, ma non ho incontrato Somnus. No, non era lui, era qualcosa di più immenso e al tempo stesso di infinitamente vitale. Ho combattuto alacremente, ma mi sono dovuta arrendere. Mi ha conquistato e poi mi ha accolto. I suoi occhi… i suoi occhi… mi hanno invaso… no…se li è presi lui i miei vecchi occhi, insieme al mio corpo e al mio cuore. Non sono più io, e sento che non sarò mai più la stessa”.

“Continuo a non capire. È stato forse un sogno premonitore? Devo cercare aiuto, mia signora? Ho paura”.

“No Cloe, io non voglio aiuto. Sono viva, anche se sono già morta. Sento che devo adempiere a un compito. Devo avvisare Pilato. Devo avvisarlo subito, non può lasciare nelle mani dei Giudei quell’uomo che non è solo uomo. Io l’ho visto. Io lo so. Erano suoi quegli occhi che tanto mi hanno turbata nel sonno. E quella presenza stava chiedendo compassione. Cloe, vai, corri dal procuratore Ponzio e digli che Claudia gli vuole parlare. Subito”.