Non da sola | Ilaria Tosca

 

Non da sola

di Ilaria Tosca

 

Fabiana entra in casa piano, al buio, la borsa della palestra sulle spalle, il pc e la borsetta in mano. È tardissimo ed è esausta, la testa pesante per i tanti, troppi pensieri della giornata. Nel tentativo di fare meno rumore possibile, decide di saltare la tappa bagno e si infila nel letto di fianco a un immobile Nicola.

“Non darmi le spalle.”

“Scusa?”

“Quando ci mettiamo a dormire ultimamente mi dai sempre le spalle.”
(Perché stiamo facendo un grosso errore.)

“Perché da qualche tempo mi dai le spalle?”
(Dal 18 gennaio, esattamente 2 mesi, 2 settimane, 4 giorni.)

“Non mi sono lavata i denti.”

Fabiana si volta, tiene gli occhi bassi malgrado il buio. Teme che qualsiasi contatto con Nicola possa aprire un varco alla verità che non trova il coraggio di dire. Che, quasi per osmosi, il suo pensiero possa trasferirsi al futuro marito, cambiandone il destino.

Pensiero? Piuttosto uno tsumami di emozioni, una montagna russa fra euforia e tristezza lacerante. Ma soprattutto senso di colpa per quello che non trova ancora il coraggio di fare, più che per quello che ha già fatto.

E intanto ha sonno, non vede l’ora di chiudere gli occhi e regalarsi qualche ora di tregua.

“Fabiana, ma tu sei sicura che mi vuoi ancora bene?”

Dovrebbe rispondere “Che caspita di domanda è? Ci sposiamo fra sei settimane, che dubbi ti vengono? Dormiamo dai che sono già le 2 passate!”, e invece prende il coraggio a due mani, aggrappandosi alla fatalità di quella domanda malposta.

“Certo che ti voglio bene.

Nicola sospira di sollievo, e sembra già pronto ad archiviare la risposta e rifugiarsi nel suo mondo fatto di incrollabili certezze, come la storia decennale con Fabiana. D’altronde si stanno anche per sposare, perché chiederle queste cose adesso?

“… ma la domanda non dovrebbe essere questa, non ti pare?” si sente, nel buio, la voce di Fabiana. Che subito accende la luce, si mette seduta e lo fissa. Lui la guarda assonnato e smarrito, come catapultato all’improvviso in quel letto sfatto, in quella stanza piena di libri, in quella notte troppo lunga, con quella donna che sta improvvisamente gridando.

“La domanda dovrebbe essere SE ti amo! Perché io DOVREI amarti, non volerti solo bene! DOVREI AMARTI PER IL RESTO DELLA NOSTRA VITA!”

“E infatti ci sposeremo… a proposito, ti ho detto che sono andato a ritirare le fedi oggi e…”

“Ma che fedi e fedi Nicola! Mi stai ascoltando?”

“Certo che ti ascolto, ma…”

“Tu mi ascolti ma non mi senti. Tu mi ascolti ma non mi capisci.”

“Non è vero. Lo sai che sono fatto così, che sono uno di poche parole.”

“Non stiamo parlando di te, ma di me.”

“Fabiana, sei un po’ nervosa. È normale. Anche mia mamma mi ha detto che ultimamente ti trova un po’ stressata. Il lavoro, i preparativi del matrimonio, e poi forse vai troppo in palestra.”

“Io non sono stressata.”

“Certo che lo sei! Sei tornata nervosa persino dalla beauty farm ad aprile, mannaggia a me e a quando ti ho regalato quel week end.”

“Sì infatti, mannaggia a te.”

“Non sono tanto bravo a fare i regali. Però mi hai sempre detto che ti sarebbe piaciuto fare un fine settimana da sola, fra camminate e massaggi…”

“Appunto Nicola, da sola. Invece…”

“… infatti non sono venuto apposta. Quel venerdì mattina mi sono pure svegliato alle tre per andare a pescare, non ti ho neanche salutato… e la domenica sera sei tornata che sembravi un’altra.”

“Non sembravo un’altra! Io ero un’altra! Io sono un’altra!”

“Fabiana, ma hai bevuto? No, perché fai dei discorsi strani questa sera. Non è meglio se dormiamo? Che domani poi dobbiamo andare al ristorante per la conferma dei tavoli.”

Fabiana si arrende. Il poco coraggio che aveva è svanito, sfinito da quel continuo tergiversare. Lo fissa per qualche secondo e pensa che davvero non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Forse domani riuscirà a parlargli, prima di andare al ristorante. Non avrà più senso andarci, poi.

È quasi sollevata adesso, e si abbandona alla stanchezza.

Nicola spegne la luce, si riaccuccia sotto al piumone e le volta le spalle. Pochi secondi e poi si volta di scatto:

“Cosa vuol dire ‘Da sola, invece…’?”

 

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