Cantami, o Leonardo… | Marco Lucchini

 

Cantami, o Leonardo…

di Marco Lucchini

 

Di fronte al suo alambicco, Tiberio decise le sue mosse; nessuno potrà più fermarlo, ora. Ne fu sufficiente poco, riempì nemmeno a metà il bicchiere e travasò tutto in un flaconcino.

Natalino osservò con attenzione ed entusiasmo Leonardo, il suo favoloso forapaglie con l’evidente sopracciglio bianco. I loro occhi erano fissi l’uno nell’altro con le ciglia immobili. Si sentì, capitava quasi tutti i giorni, il miglior addestratore di uccelli canori.

Quella sera tutto era pronto per il party. Tiberio e Natalino erano eterni amici in competizione. I party organizzati da loro erano molto frequentati. Natalino intrigava molto le donne, la sua passione per gli uccelli canori era poi una caratteristica molto coinvolgente. Decisamente molto più bello, Tiberio aveva una notevole cultura in ampelografia. Era anche un ottimo sommelier e preparava cocktail davvero unici. Eppure, tutto questo non era sufficiente a Tiberio per raggiungere i suoi desideri. Quell’attenzione poi per Leonardo, molto, molto maggiore rispetto a quella riservata al precedente povero Ippolito, urtava decisamente la sua sensibilità.

La musica, la gioia, il ballo, le risa, tutto quella sera funzionò, o quasi. Tiberio fu particolarmente euforico, ballò con quasi tutte le ragazze presenti. Arrivò il momento dell’esibizione di Leonardo e l’attenzione dei presenti naturalmente si concentrò attorno a loro due: l’uccello canoro e Natalino. Il canto venne sostituito da un verso lontano anni luce dalle consuete e attese note celestiali e lo sguardo del povero Leonardo si perse nell’iperuranio.

Natalino, travolto dalla disperazione, cercò in tutti i modi di aiutarlo. Dal pubblico già si udirono i primi sintomatici brusii. Da quel momento Natalino trascorse il resto del party chiuso nel più ermetico dolore, profondamente ferito. La disgrazia aveva un peso maggiore perché era presente anche una famosa giornalista, a caccia di novità, che presentava un programma televisivo di successo. Troppo per Natalino. Tiberio, giocatore senza avversario, terminò la serata con un nulla di fatto. Solo lo sguardo di una ragazza lo lasciò, per così dire, lacerato interiormente. Quello sguardo fu per lui come una lama che trapassò il suo corpo, gli sembrò dire: “Ho capito cosa hai fatto”. Pensò che i suoi discorsi e le battute fatte, anche spontaneamente, durante il maldestro tentativo di seduzione e quanto accaduto a Leonardo avessero in qualche modo suscitato dubbi e sospetti… e mettici anche il classico intuito femminile…

Tiberio decise di andarsene, poi ci ripensò, tornò da Natalino e confessò velocemente, come per liberarsi di un peso, che aveva fatto bere a Leonardo un po’ di distillato preparato utilizzando il suo alambicco, la sera prima.

Rimasero diversi minuti con lo sguardo fisso e ciglia immobili. L’espressione di Natalino sembrò evidenziare una riflessione concreta sulla loro biodiversità, ovvero la differenziazione biologica tra gli organismi di una stessa specie, in questo caso umana, in relazione alle condizioni ambientali. Dall’altra parte lo sguardo di Tiberio oscillava da quello di un bambino in attesa di un rimprovero e quello di un uomo in precario equilibrio tra la difesa del pentimento della confessione e l’ostinazione della difesa delle proprie scelte.

Comunque esiste, da tempi remoti, un principio attivo che alimenta l’anima in quanto contrapposta al corpo e alla carne che, per chi ci crede, produce miracoli nelle relazioni tra uomini. Ci volle del tempo – non ci sono testimoni sulla durata dello sguardo e altro; ma Leonardo, proprio da quella sera, quando tornò savio, riuscì anche a fare la scala pentatonica che prima non gli riusciva, e Natalino e Tiberio sono ancora amici in competizione.