Consiglio di Gennaio II

Paul Beatty, Lo Schiavista, Fazi Editore
Paul Beatty, Lo Schiavista, Fazi Editore

 

Prestare l’attenzione necessaria a non affondare i piedi nelle sabbie mobili della retorica e al contempo risultare efficaci è una sfida per pochi temerari. Paul Beatty l’ha accettata, questa sfida, finendo per trionfare grazie all’incoscienza e alla voglia di provocare attraverso un umorismo feroce. ‘Lo Schiavista’ (Fazi Editore) è il suo messaggio in bottiglia lanciato nel mare magnum della letteratura a tema razziale, ma l’immaginazione di Beatty viaggia sulla cresta di onde anomale. Bonbon, il protagonista della storia, appartiene a quella classe media afro-americana che così di rado trova spazio tra le pagine di cronaca, ancor meno tra quelle dei romanzi. Figlio di genitore single, sociologo controverso, l’infanzia di Bonbon è un susseguirsi di strampalate peripezie vissute nel ruolo di cavia per improbabili esperimenti sulla razza. Quando il padre muore nella più classica delle sparatorie da ghetto, Bonbon rimane solo, ereditando i debiti di famiglia, economici e non. Dickens, il sobborgo di Los Angeles in cui è cresciuto, è assediato dal processo di gentrificazione e lui decide di lanciarsi nel suo, di esperimento sociologico: ripristinare la segregazione razziale e la schiavitù nel ghetto. Accompagnato da una ex-celebrità televisiva caduta in disgrazia, inizia così un’avventura che lo porterà davanti alla Corte Suprema. L’accusa? Aver infranto tutti i tabù e confutato ogni teoria sull’integrazione e la convivenza pacifica nella moderna società multiculturale.

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