Consiglio di Gennaio

Ci sono immagini e sequenze di immagini che provocano immediato fastidio: di quelli che fanno tirare la copertina di lana – prima comodamente adagiata sulle gambe – su su in prossimità del naso e, all’occorrenza, fino a coprire gli occhi. Quando l’orrore si manifesta.

 

 

Ma quale, orrore?

Quanto a orrore, la quarta stagione della serie televisiva Black Mirror non fa risparmio. Eppure non se ne percepisce mai il mero (dubbio?) gusto per lo splatter. Solo arrivando alla conclusione di ogni singolo episodio (sei in tutto) se ne avverte, viceversa, la necessità, in quanto elemento essenziale per comprendere il senso di ciò che viene rappresentato e il motivo per cui lo si rappresenta.

Talvolta serve uno stomaco davvero forte; in altri può bastare un adeguato stato d’animo. Ma in ognuno è comunque necessaria la predisposizione a varcare il limite del puro intrattenimento. Di infrangere (metaforicamente parlando) lo specchio del televisore e dare un’occhiata all’interno, a quel complesso apparato di valvole sul cui funzionamento non è sempre piacevole indagare. Perché questa serie (forse strutturalmente la più organica delle quattro finora viste) non racconta: parla. Tessendo con minuzia trame volutamente esasperate, ma al termine delle quali si intuiscono scenari non così distanti dal vissuto comune.

Come a dire: sicuri che non ci siamo già in mezzo fino al collo? (…se non già oltre il naso!)

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