Segreti del cuore | Ioana Vranceanu

 

Segreti del cuore

 

di Ioana Vranceanu

 

 

(liberamente tratto dall’Allegoria della Pittura di Jan Vermeer)

 

 

Jan Vermeer, pittore all’avanguardia olandese, pur essendo molto stimato per le sue opere, non aveva ancora avuto la fortuna di trovare un mecenate che lo sostenesse, e questo nonostante facesse parte della Gilda di San Luca, la più prestigiosa associazione di pittori dell’epoca.

Un giorno, un suo amico, anch’egli membro della Gilda, lo presentò al conte Frederick di Solms Braunfels che aveva bisogno di un ritratto della figlia. La contessina Margaretha Catharina era stata promessa sposa a James Graham, il marchese di Montrose, molto influente presso la corte inglese di re Carlo II e che aveva quasi il triplo dei suoi anni e il ritratto doveva essere inviato al marchese, perché conoscesse le sembianze della sua promessa sposa.

Quella mattina, Vermeer si presentò al palazzo, di buon mattino, con cavalletto, tele, pennelli e colori. Fu fatto entrare e poi accompagnato in uno studiolo dove la contessina desiderava essere ritratta. Non dovette aspettare molto che la giovane, con passo leggiadro, entrò. Era la prima volta che il pittore la incontrava. La conosceva solo di fama, per la sua grande bellezza. Al suo ingresso, Vermeer le fece un rispettoso inchino e la seguì con lo sguardo mentre si posizionava di fronte alla finestra con un libro in mano.

“Sono pronta. Potete cominciare, prego!”

“Grazie!” rispose il pittore. “È questa la posizione nella quale volete essere ritratta?”

“Si, è questa”, rispose lei mettendo fine alla conversazione.

La contessina restò, per lungo tempo, quasi immobile, assorta nei suoi pensieri e con lo sguardo perso nel vuoto. Quando rialzò bruscamente la testa, si accorse che lui la stava osservando.

“Maestro, ammiro molto la vostra arte”, gli disse con tono soave. “Ho preso lezioni di disegno e ogni tanto dipingo anch’io”.

“Mi congratulo con voi, contessina. Se desideraste mostrarmi i vostri lavori, sarei onorato e felice di…”

“No, non è il caso”, troncò lei senza lasciargli finire la frase. “Semplicemente perché la mia vera passione è un’altra”.

“Posso sapere di cosa si tratta, se mi concedete?”

“Io amo leggere” rispose lei alzando in alto la mano con il libro. Il maestro, per un attimo, restò immobile col pennello in mano, ma poi osò farle un’ulteriore domanda: “Mi permettete di chiedervi che tipo di lettura vi piace?”

“Un po’ di tutto: componimenti poetici, filosofia, astronomia, scienze e tutto ciò che ha a che fare con i viaggi dei grandi navigatori come Colombo, Magellano”.

Vermeer rimase stupefatto dalla franchezza e la passione che la contessina metteva nell’esprimere questi suoi gusti.

“Intuisco che vi piacerebbe viaggiare”.

“Oh, sì! Ma, purtroppo, posso farlo solo con l’immaginazione. Vedete quella carta geografica, appesa di fronte a voi? È per questa ragione che io passo gran parte del mio tempo in questo studio. Mentre leggo, localizzo anche la posizione dei luoghi descritti nei libri”.

“Ho saputo che presto vi sposerete. Forse, con vostro marito, avrete più occasioni per viaggiare”, osò incoraggiarla a proseguire il pittore.

“Mi stupirei! Voi sapete meglio di me che le donne della buona società hanno ben altri ruoli nella vita”, rispose lei con una punta di rammarico nella voce. “E ditemi, voi avete viaggiato molto?”

“Si, direi abbastanza!”

“E quali sensazioni provavate quando viaggiavate?”

Il maestro era stupito dalla sete di sapere di quella fanciulla, probabilmente non ancora quattordicenne, e, nel suo cuore, si dispiaceva per quello che si immaginava sarebbe stato il suo destino.

“Posso dirvi, contessina, che ogni viaggio, all’inizio, mi carica di una grande emozione e vivo tutto il percorso come un’avventura. Poi, è il fascino della scoperta dei nuovi luoghi che restano indelebili nella memoria. Comunque, io sono sempre entusiasta di viaggiare”, concluse lui.

“Voi pensate che si potrebbe essere più felici viaggiando piuttosto che contraendo un buon matrimonio?”

Un silenzio pieno di tensione seguì a quella domanda. Vermeer preferì non rispondere e sembrava concentrato a dare pennellate leggere e precise sulla tela. Passarono alcuni minuti prima che la giovane riprendesse a parlare.

“Certe volte invidio le persone comuni: sono libere di fare ciò che desiderano. Purtroppo è la nostra epoca che è limitata. E sembra che alle donne sia vietata perfino la facoltà di pensare: siamo relegate soltanto alle mansioni circoscritte alla casa e alla famiglia, ai ricami, alla musica… come tanti ninnoli fragili da custodire sotto teca. Niente Pitagora, Aristotele, niente Galileo Galilei, Keplero, Copernico…”

Non è affatto ingenua, come pensavo, e quanto deve soffrire”, pensò il maestro. Conosceva tutti quei nomi che la contessina aveva appena pronunciati e sapeva pure che, alcuni di loro, erano finiti sotto il processo della spietata Santa Inquisizione e condannati. Dopo questa confessione, la contessina sembrò piombare in un mondo sconosciuto dal quale annaspava per uscire. Era quella l’espressione che il pittore cercava di catturare nel suo ritratto. Tutt’un tratto lei si girò di scatto. Lo fissò con aria altera e ribatté gelida: “Prego?!”

Lui non comprese subito se gli stesse facendo una domanda, ma lei subito dopo proseguì: “Desidero che vi dimentichiate, al più presto, di tutto ciò che vi ho detto”. Notando l’espressione incredula del maestro, lei abbassò gli occhi e aggiunse: “Non dovete pensare male”.

Al maestro non sfuggì la nota di amarezza nella voce della contessina, a conferma che la sua indole avventurosa cozzava con i doveri del suo rango. Per risposta, il pittore, si limitò a fare un inchino riaffermando la sua totale discrezione: “Non temete! Non divulgherei ad anima viva una così piacevole conversazione, nemmeno sotto tortura”.

“Allora vi prego di accettare le mie scuse”.

Il maestro ben deciso di essere gentile con lei, si mise di fianco al quadro e disse: “Per me è stato un grande onore dipingere per voi. Spero che a lavoro ultimato il ritratto sia di vostro gradimento”.

“Grazie! Non vi dimenticherò!” Lei si girò lentamente e gli si avvicinò arrestandosi di fronte al dipinto: “Sono ammirata, maestro! Vedo che non avete più bisogno della mia presenza. Potete finire il resto a vostra fantasia”.

“Se è vostro desiderio di non incontrarmi più, mi rimetto alla vostra decisione”.

“Sì, è così! Noi non ci rivedremo mai più. Buongiorno!” e uscì lasciando dietro di sé il suono smorzato del fruscio dell’abito.