Teatro a teatro | Marta Gazzola

 

Teatro a teatro

di Marta Gazzola

 

È venerdì sera e sono in libera uscita, una rarità. Ho voglia di divertimento sano, perciò dopo un’occhiata veloce al cartellone online, decido di andare a teatro. Arrivo in anticipo nel timore che sia già tutto esaurito. E invece, che culo: posto libero in platea, seconda fila e a prezzo ridotto! Ottimo, questa volta non uscirò col torcicollo e gli occhi fumanti da galleria laterale. Mi siedo e mi godo il regalo inaspettato mentre comincio a studiare la scenografia molto essenziale: un grande tavolo con qualche faldone e una lunga, lunghissima lavagna nera che occupa tutto il palco. Mi mette un po’ i brividi, reminiscenze del liceo e del professore di matematica, un vero stronzo: «Lei in seconda fila non si nasconda, venga, interrogata alla lavagna!»

Una signora sulla cinquantina, dall’abbondante adipe, accompagnata da un improbabile toy boy si siede dietro di me e comincia col lamentarsi delle sedute troppo strette, poco vellutate e molto legnose. Al posto della bocca ha una mitraglietta; improvvisamente cambia argomento e mi ritrovo ascoltatrice di una puntata di Masterchef mista a Medicina 33: “Guarda i medici dicono che i broccoli facciano molto bene, sono ottimi antiossidanti. Si possono mangiare crudi, cotti al vapore, lessi, fritti, gratinati al forno, comunque io non li mangio. Fanno aria in pancia. Ti pare? Poi mi gonfio tutta sai?”. L’accompagnatore, scoglionato, annuisce.

Uno strano odore mi disturba. Due anziane signore si stanno sedendo alla mia destra. Super lifting, labbra gommose e fiammanti, anelli e collane dozzinali, ma soprattutto una pessima colonia che a fatica copre il puzzo della canfora che ormai si è mangiata le pellicce antidiluviane.

“Scusa Lilli ma stasera che c’è?”

“Guarda Titti, mi credi se ti dico che non lo so? Sai com’è io a inizio anno pago l’abbonamento, così insomma come dire ho l’occasione di uscire, farmi bella, incontrare gente e magari rientrare con un nuovo accompagnatore”.

Mi viene da ridere, ma mi trattengo. Mi chiedo che faccia faranno quando scopriranno che stasera è di scena un attore siciliano con un monologo sulla vita di un magistrato ai tempi del Maxiprocesso a Cosa Nostra. Tra una gonfiata e una tirata ne avranno mai sentito parlare?

Ma ecco che mi sento tirare forte il braccio sinistro. Mi volto di scatto un po’ spaventata e una voce di giovane donna dice: “Be’ mancano ancora dieci minuti. Una sigaretta ci sta”, si alza e se ne va. Resto perplessa. Ora anch’io non sono da cerimoniale, ma lo “scusa” e il “grazie”?

Ciliegina sulla torta arrivano gli spettatori della prima fila, quelli che fino all’ultimo hai sperato non si presentassero per poterti godere la scena senza intrusi. Lui sulla settantina, altissimo e con una chioma folta ai lati ma inesistente al centro. Indossa una giacca marroncina, fantasia pied-de-poule e una sgargiante cravatta rossa che gli evidenzia terribilmente il gozzo patologico. Lei una discreta signora vintage. Lui sembra molto agitato, borbotta, si alza e si risiede, scruta l’ingresso. Evidentemente hanno appuntamento con qualcuno e ci tengono a farsi trovare.

E finalmente: “Franca, guarda sono arrivati, si stanno sedendo in quinta fila”, agita le braccia come un naufrago per farsi notare dagli amici, sembra felicissimo.

“Ma scusa, Armando vai a dirgli che vengano a sedersi qui con noi se non si presenta nessuno”.

“Franca, ma stai scherzando? Tu sai quanto parla quella? È una chiacchierona, non la sopporto! Ci siamo fatti vedere e li abbiamo salutati no? Basta, è più che sufficiente per stasera”. Caspita che amiconi!

Nel frattempo butto l’orecchio a Pantagruel: “Certo le melanzane ai ferri con una spruzzatina di prezzemolo, aceto e olio sono salutari, ecco magari anche due carotine che gli danno colore, perché se no che tristezza! Però vuoi mettere con le melanzane ripiene di ragù e besciamella o una parmigiana con melanzane impanate e fritte, sugo, formaggio filante, prosciutto, salsiccia e uova sode come la faccio io? Una vera squisitezza”.

Sto male, mi viene da vomitare. Il timido cavaliere annuisce a tutto, non ha tempo e forse voglia di rispondere e mi chiedo, vista la magrezza, se a una cena a lume di candela con la sua dama riesca a mettere le mani su qualcosa.

Aiuto, ma il monologo quando inizia? Apro la borsa, do un’occhiata al telefonino e prendo una gomma, nella speranza faccia effetto Travelgum. “Danne una anche a me. Sai l’alito dopo la sigaretta”. Aridaje miss simpatia!

Si spengono le luci. Si alza il sipario mentre un altro cala.

 

P.S. spettacolo vibrante, mi sono commossa. La signora seduta dietro di me si è addormentata credo a causa della sonnolenza postprandiale. Le impellicciate sono partite per la toilette e non sono mai tornate. Armando lo splendido si è lanciato in un applauso incontenibile. E Claudia, la ragazza poco bon ton, per scusarsi mi ha offerto un caffè e, visto che fa la maschera qui a teatro, un biglietto ridotto per il prossimo spettacolo.